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Barbera d’Asti DOCG: tradizione piemontese

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scritto da EFW Staff

Barbera d’Asti DOCG: primi cenni storici

La Barbera è un vitigno a bacca rossa diffuso in Piemonte sin dai tempi antichi e risulta essere il vitigno più radicato e coltivato della zona, a conferma del forte attaccamento al territorio.
La prima comparsa ufficiale risale al 1512, quando il comune di Chieri segnala per la prima volta l’esistenza di questo vitigno nel territorio. Se inizialmente era solamente destinato al consumo privato dei contadini, con il suo inserimento nella prima versione della “Ampelografia” del 1798 del Conte Nuvolone comincia a essere apprezzato anche dagli abitanti delle grandi città limitrofe. In più, la creazione della ferrovia verso il Porto di Genova ha aperto al Barbera d’Asti la strada verso i mercati internazionali.

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Barbera d’Asti DOCG: grandi riconoscimenti

Per alcuni anni questo vino è rimasto nell’oscurità ed era consumato nei territori limitrofi, ma gli anni ’70 – ’80 regalano al Barbera d’Asti il meriato successo grazie a un attento lavoro di ricerca sulla vigna e in cantina.
A testimonianza della crescita e della qualità che è arrivato a raggiungere questo vino, nel 1970 gli è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata (DOC) evolutasi in Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) nel 2008.

Barbera d’Asti DOCG: il disciplinare di produzione

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La Denominazione di Origine Controllata e Garantita è riservata alle tipologie “Barbera d’Asti” e “Barbera d’Asti Superiore”; vale anche con la specificazione delle sottozone “Tinella”, “Colli Astiani” o “Astiano”.
Per quanto riguarda la base ampelografica del Barbera d’Asti DOCG parliamo di un 90% minimo di Barbera e il restante 10% di altri vitigni a bacca nera non aromatici provenienti dal Piemonte e in particolare la Denominazione è riconosciuto solo per il Barbera d’Asti prodotto esclusivamente nelle aree definite dal disciplinare nelle province di Asti e Alessandria.

Barbera d’Asti DOCG: la coltivazione dei vigneti

Il disciplinare è molto rigido anche per quanto riguarda la coltura dei vigneti:

– i terreni devono essere argillosi, limosi, sabbiosi e calcarei;
– la coltivazione avviene “esclusivamente in collina. Sono esclusi i terreni di fondovalle, quelli umidi e quelli non sufficientemente soleggiati”;
altitudine non superiore a 650 metri s.l.m.;
– i vigneti devono essere composti da un numero di ceppi per ettaro sul sesto di impianto non inferiore a 4.000;
– l’allevamento è tradizionale a controspalliera
– per la potatura è consigliato il Guyot tradizionale

Barbera d’Asti DOCG: caratteristiche organolettiche

Questo vino è caratterizzato da un colore rosso rubino profondo con variazioni rosso granato in base all’invecchiamento. Al naso è possibile riconoscere note vinose e un ampio bouquet di frutti rossi come ciliegia, mora, lampone e prugna. Il Barbera d’Asti DOCG Superiore ha un’ulteriore caratteristica data dal periodo di invecchiamento in botte che gli conferisce aromi di vaniglia e cacao. In bocca dopo una prima sferzata acida arrivano le note floreali e una bilanciata sapidità.

Barbera d’Asti DOCG: abbinamenti

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E’ consigliato consumare questo vino rosso pregiatissimo assieme a piatti ben strutturati come lasagne e cannelloni per citare alcuni primi piatti, per quanto riguarda i secondi invece consigliamo bollito misto, la selvaggina o un piatto di salumi o formaggi stagionati o erborinati.
Per restare nel territorio, il Barbera d’Asti è ottimo con la Bagna Cauda, una salsa tipica piemontese a base di acciughe, olio e aglio servita con pinzimonio di verdure.
La temperatura di servizio del Barbera è di 18° – 20°.

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